Controrivoluzione

Contro ogni Rivoluzione

Armeni e UE

Pubblicato da controrivoluzione su Aprile 19, 2007

Il massacro degli armeni segui­to alla caduta dell’Impero otto­mano resta fuori dalla lista europea dei genocidi. Secondo fonti concordanti i ministri della Giustizia dell’Unione Euro­pea hanno raggiunto un’intesa, che sarà finalizzata oggi in Lus­semburgo, sulla direttiva qua­dro che prevede la carcerazio­ne da uno a tre anni per chi «giustifichi, neghi o irrida pesantemente» i crimini di guer­ra e contro l’umanità.
Ma il testo del compromes­so finale non dovrebbe riguar­dare i fatti che hanno portato all’eliminazione di almeno un milione di persone in Armenia, ecci­dio programma­tico che la mag­gior parte degli storici attribui­sce ai militari turchi.
La decisione è intesa come un tentativo di limi­tare la tensione nei rapporti col governo di Ankara, aspirante membro del club di Bruxelles che da sempre rifiuta con vigo­re l’etichetta di «genocidio» per i sanguinosi eventi avvenu­ti sulla sua terra poco meno di un secolo fa.
È una ferita ancora aperta, una mossa che farà discutere. L’Ue da sei anni ha sul tavolo questo pacchetto normativo mirato a combattere il razzi­smo e la xenofobia. Il lavoro dei tecnici, difficile e delicato so­prattutto sulle questioni terminologiche, ha però dato i suoi fruiti grazie ad un attento dribbling semantico.
Così la bozza finale che sta­mane sarà sul tavolo dei Guar­dasigilli può finalmente stabili­re il principio della perseguibilità per chi «inciti pubblica­mente alla violenza e all’odio nei confronti di gruppi di per­sone definiti facendo riferimen­to a razza, colore, religione, di­scendenza e origini etniche, an­che con la diffusione di docu­menti».
È una regola di buon senso e rispetto dell’altro su cui, alla lu­ce delle crescenti tensioni poli­tiche e religiose, i Ventisette hanno deciso di dare una cornice legislativa restrittiva, con una norma colpi­sce anche chi «ri­fiuta, giustifica e ridicolizza gravemente» i cri­mini di genoci­dio, quelli di guerra e gli atti contro l’umani­tà.
I diplomatici spiegano che la definizione, volutamente generica, riguarda in egual misura episodi dramma­tici e inaccettabili del passato come la Shoah e le sistemati­che uccisioni perpetrate in Ruanda nel 1994. Tuttavia i mi­nistri hanno optato per esclu­dere la perseguibilità nel caso armeno.
Ankara ringrazia, ma è chia­ro che ci saranno delle code po­lemiche. Le potenzialità defla­granti del caso si sono potute misurare lo scorso ottobre, quando l’assemblea nazionale di Francia – paese alleato dei Turchi in seno alla Nato – ha introdotto la pena di un anno di reclusione e 45 mila euro di multa, esattamente la stessa sanzione imposta nel caso dell’Olocausto, per chi rifiuti di ac­cogliere come realtà storica il massacro operato in Anatolia. Il voto parlamentare era chia­ramente influenzato dalla pressione dei 500 mila della comu­nità armena transalpina, la più numerosa d’Europa.
Ora ci si attende l’effetto contrario. Anche se la direttiva quadro, come è prassi negli af­fari comunitari, fissa dettami minimi e non impedisce a nes­suno di introdurre norme più restrittive.
Secondo le fonti rimane una pericolosa ambiguità e ci si at­tendono controversie sulla distinzione fra comunità etniche e comunità religiose. Pertanto, secondo la bozza, attacchi e offese a musulmani, ebrei o cri­stiani saranno perseguibili solo se accompagnati dall’incitamento ad una violenza di stam­po razziale.
Il margine di interpretazione rischia di essere largo e toc­cherà agli stati membri tentare di chiarire il dettato adattatandolo alle disposizioni costi­tuzionali nazionali. Se approva­ta, la norma entrerà in vigore entro due anni.

Marco Zatterin
La Stampa, 19 aprile 2007

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