A PROPOSITO DEL PREMIO ACQUI STORIA E DEI FATTI DI CEFALONIA SU CUI SI BASA
Pubblicato da controrivoluzione su Maggio 9, 2008
Alla cortese attenzione dell’Assessore alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva
A PROPOSITO DEL PREMIO ACQUI STORIA E DEI FATTI DI CEFALONIA SU CUI SI BASA
Egr. Assessore Oliva,
in qualità di Orfano del maggiore Federico Filippini, comandante il Genio della Divisione ‘Acqui’ , fucilato dai tedeschi a Cefalonia il 25.9.1943, Le espongo quanto segue.
Premesso che ho letto tutto ciò che c’era da leggere sulla vicenda del Premio Acqui Storia e relative polemiche, osservo che mi sembra esagerato, dopo decenni di gestione dello stesso sbilanciata -come anch’Ella ha riconosciuto- a Sinistra, sparare a zero contro i cambiamenti apportati dal neo Assessore alla Cultura dr. Carlo Sburlati ‘reo’ di aver nominato giurati quattro personalità NON di Sinistra anche se dopo l’iniziale putiferio e le risposte date dallo stesso sembra che le dette nomine siano state successivamente ‘digerite’ sia pure – ed è naturale – ‘obtorto collo’ dai contestatori.
‘Nihil novi sub luce solis’ verrebbe da dire se non ci fosse una circostanza che da sempre accomuna in modo ‘bipartisan’ gli urlatori di entrambe le fazioni i quali –tra un insulto e l’altro- danno per scontato lo svolgimento della vicenda secondo il solito e ormai inaccettabile copione dello ‘STERMINIO DI UN’INTERA DIVISIONE’ ad ulteriore conferma della loro ignoranza più completa dei fatti di Cefalonia sui quali –incredile a dirsi- si fonda il Premio e sui quali , prudentemente, gli uni e gli altri si astengono dall’accapigliarsi per l’ovvio motivo che TUTTI INDISTAMENTE ne sanno poco o niente.
Le dichiarazioni avutesi negli ultimi giorni di ‘battaglia’ tra le opposte fazioni contengono infatti le solite scontate affermazioni di una divisione “massacrata dai nazisti a Cefalonia” ed altre simili che dimostrano purtroppo come il livello conoscitivo dell’argomento sia sempre il solito -cioè assai scarso- sia che si tratti di esponenti di rilievo della c. d. Sinistra COME LEI o della c. d. Destra come Pietrangelo Buttafuoco così come gli altri, giornalisti e ’studiosi’, che si sono cimentati nello scriverne in questi giorni da REPUBBLICA a LIBERO, da il GIORNALE a LA STAMPA per finire al CORRIERE DELLA SERA.
Si tratta, come è evidente, di una situazione disdicevole per la ‘casta’ degli storici di ‘mestiere’ e/o politicamente connotati soprattutto perché ormai la stragrande maggioranza di essi è o dovrebbe essere al corrente che i fatti di Cefalonia andarono in modo totalmente diverso e assolutamente inconciliabile con quanto essi sostengono e, pertanto, pur nutrendo poche speranze in un loro ravvedimento mi cimenterò nell’ennesimo tentativo –Suo tramite- di rinfrescar loro le conoscenze o meglio la memoria riportando di seguito due recensioni del mio ultimo libro sull’argomento rinvenute nel Web ove mi sembra impossibile che i sedicenti ‘esperti’ -smisuratamente aumentati negli ultimi tempi- non l’abbiano trovate.
GlieLe invio nella speranza – SPES ULTIMA DEA – che siano lette IN PRIMIS da Lei e magari trasmesse a qualche studioso o giornalista specie de LA STAMPA -tanto solerte in affermazioni prive di fondamento storico su Cefalonia- ma particolarmente vivace nel protestare, malgrado la sua macroscopica ignoranza dei fatti, contro il ‘nuovo corso’ del Premio Acqui:
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=18205
http://www.paginedidifesa.it/2006/caligaris_061026.html
Un’ultima notazione infine per esprimere l’auspicio che, stante l’aspetto prettamente militare dei fatti di Cefalonia verificatisi a seguito dell’ORDINE DI RESISTERE inviato al gen. Gandin dal Comando Supremo e non MOTU PROPRIO cioè per un’assurda decisione referendaria della truppa di cui la storiografia di Sinistra ha fatto -mentendo consapevolmente- il suo cavallo di battaglia, la cosa più giusta e più onesta da fare sarebbe quella di ‘deideologizzarne’ la ricostruzione onde rendere giustizia non solo alla Storia ma anche alla memoria dei Caduti che subirono il Martirio in veste di SOLDATI anche se i tedeschi, in assenza di una dichiarazione di guerra avutasi solo il 13 ottobre successivo, non esitarono -purtroppo NON SENZA RAGIONE- a qualificarli come ‘partigiani’ o ‘franchi tiratori’ limitandosi FORTUNATAMENTE- se così può dirsi dinanzi ad atroci fucilazioni ad accanirsi contro gli Ufficiali ritenendoli ‘capi e sobillatori’ di franchi tiratori e non anche contro la Truppa come da decenni si dice SAPENDO DI MENTIRE. Per comprendere ciò non credo sia necessario un particolare intelletto o una superiore versatilità negli studi storici: E’ SUFFICIENTE RACCONTARE LA VERITA’.
Con ossequio
avv. Massimo Filippini
Orfano di un Martire di Cefalonia
Latina